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UN INSETTO DA RECORD Rotonda, con motore laterale, stretta in vita e grossa in fondo. Ma nonostante le critiche, il progetto vespa nato 62 anni fa non ha mai smesso di far sognare. Acciaio per durare Una delle caratteristiche storiche della Vespa è la scocca portante in lamiera, al posto dei telai tubolari e delle coperture in plastica degli altri scooter. Tutti i modelli Vespa escono dallo stabilimento di Pontedera. Sestri Ponente, provincia di Genova, anno 1884. Nasce in Liguria la società fondata da Rinaldo Piaggio, ventenne e da suo padre, prima per fare arredamenti navali, poi per costruire vagoni ferroviari, tram e carrozzerie speciali per autocarri; e infine, con la prima guerra mondiale, per concentrarsi sugli aerei: eliche, motori completi, idrovolanti e aeroplani, a uso civile e militare, prodotti in fabbriche nate a Finale a Pisa e a Pontedera. Alla vigilia della seconda guerra il marchio è uno dei piu importanti in Italia. Gli impianti Piaggio diventano un'obbiettivo strategico, i bombardamenti alleati sono terribili, le fabbriche escono male dal conflitto mondiale o non ne escono affatto: Genova, Finale Ligure e Pontedera sono rase al suolo. Ed è allora che nasce la Vespa, nell'aprile del 1946. <<Buffo sembra proprio una vespa!!!>> Questo è il primo commento a caldo di Enrico Piaggio, figlio di Rinaldo, incaricato di ricostruire Pontedera e di inventarsi nuove produzioni. Lui puntò sulla mobilità individuale, immaginando un mezzo di trasporto a basso costo e di largo consumo. Ebbe qull'uscita quando vide per la prima volta il prototipo MP6 ancora senza nome. Per progettare il veicolo era stato chiamato un ingeniere aeronautico, Corrado D'Ascanio. Avesse amato le moto, questo D'Ascanio, lo scooter non sarebbe mai nato. Invece lui le moto le odiava: le trovava scomode, ingombranti, sporchevoli per via della catena di trasmissione con le gomme troppo difficili da cambiare in caso di foratura. Gli diedero in mano il Paperino del 45 ( prototipo vestito da scooter di una minimoto da paracadutisti, bruttino ) e lui rivoluzionò: scocca portante, monobraccio tipo carrello degli aerei, sospensione all'avantreno, e niente catena ma presa diretta, cmbio al manubrio per facilitare la guida, carrozzeria protettiva. Aveva il sedere grosso e la vita stretta, quella MP6, e a Enrico Piaggio sembrò una vespa. Allora VESPA fu. Brevettata il 23 aprile del 1946, presentata al pubblico nella cilindrata di 98 cc. da 3,2 cavalli a 4.500 giri, e a dire la verità nemmeno tanto piaciuta. Oggi ci pare geniale, ma altri non la digerivano: brutta, e poi con quel motore laterale andrà storta, e poi si stà troppo seduti. Enrico Piaggio che non si scoraggiava andò a proporla ad un altro ligure, al conte Parodi, perchè la commercializzasse nella rete della sua Moto Guzzi. Ma quello rifiutò: non può piacere, disse. Piaggio si appoggiò ai concessionari Lancia, ma il debutto fu stentato: il primo anno vennero venduti meno di 2500 pezzi, saliti quota dieci mila nel 47. Poi arrivò la 125 da cinque cavalli con la sospensione posteriore, e allora lo scooter incominciò davvero ad ingranare. Quasi ventimila pezzi ne 48, e in breve il fenomeno si accese e la Vespa motorizzò l'Italia che si avviava alla ripresa economica. Sessantamila esemplari nel 1950, 171 mila nel 53 con quasi dieci mila stazioni di servizio Piaggio. Il britannico Times , mai stato tenero con gli italiani, quella volta definì la Vespa <<Il prodotto italiano che da secoli mancava, la cosa migliore dopo la biga romana >>. E sorsero i VESPA CLUB, schierati contro la neonata Lambretta della Innocenti e andare in Vespa diventò sinonimo di libertà, di agilità e di destrezza rigorosamente maschile addirittura di conquista: con la Vespa si rimorchiavano le ragazze. Nel giugno del 1956 esce da Pontedera il milionesimo esemplare della Vespa, ma nel 60 saranno già 2 i milioni, quattro nel 70, oltre dieci i milioni nel 1988. Travolgente fenomeno sociale. Costruite prima in Italia, ma pio anche in Germania, Gran Bretagna, Francia, Spagna, Belgio, India e Brasile, totale 13 nazioni: e commercializzata per la precisione in 114 paesi del mondo. Sapete quando spuntò l'Ape a tre ruote?Già nel 1948. La famosa GS 150, con il cambio a quattro marce, cento chilometri orari di punta massima, la sella sportiva lunga e le ruote da 10 pollici, è del 55. E la vespa 50 per i giovanissimi, quella senza targa, arrivò nel 1963, ultimo progetto firmato Corrado D'Ascanio, con il cilindro inclinato di 45 gradi anzichè orizzontale. Invece il modello di maggior successo nella storia della Vespa è la famosa PX ( 125, 150 e 200cc) nata nel 1977, tuttora in produzione e capace di motorizzare 2 milioni di utenti. Nel 1980, pare incredibile 2 PX riuscirono a concludere la Parigi-Dakar. Nell'anno della celebrazione del cinquantenario Vespa, 1996, è nata la gamma ET4, prima con il motore a quattro tempi. Non tutti avrebbero scommesso su questo traguardo. Quando morì Enrico Piaggio nel 1965, la vita della fabbrica era in una fase di forte conflitto. Poi Umberto Agnelli Presidente dal 64 all'87. L'acquistò Gilera è del 1969. E se gli anni Settanta furono d'oro, gli anni Ottanta sono quelli della crisi. Soltanto nel 93, con Giovanni Alberto Agnelli, si videro segni di ripresa ma nel dicembre del 97 lui scomparve, i conti erano in rosso, l'anno dopo morì anche la madre Antonella Bechi Piaggio e gli eredi decisero di vendere. Nel 99 Morgan Grenfell, il 23 ottobre del 2003 il controllo di Roberto Colaninno, e nel 2006 l'entrata in Borsa. Oggi il gruppo Piaggio è Vespa ma anche Gilera, Aprilia,
Moto Guzzi e Derbi. Il maggior gruppo Europeo, terzo nel Mondo dopo Honda
e Yamaha. |
IL VESPAIO....
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>>Avete mai visto la pubblicità degli scooter degli anni Sessanta? Quelle dove il mondo è bello e ci si reca con la propria fidanzata a fare il picnic sul prato senza casco, incrociando altre coppie e pescatori che cercano di catturare la preda accanto al proprio scooter. Ho visto recentemente dei filmati d'epoca che reclamizzavano le prime vespe e non ho potuto fare a meno di ripensare agli avventurosi viaggi compiuti a bordo della mia gloriosa Vespa. La prima cosa che mi viene in mente è il mal di culo. Uno non si potrebbe nemmeno immaginare quanto male può farti il sedere dopo 4 o 5 ore di viaggio in Vespa verso l'isola d'Elba. A un certo punto dovevamo fermarci ogni mezz'ora per fare riposare la parte. La seconda cosa che mi viene in mente è il divertimento di un viaggio in moto con gli amici. Non c'è paragone con i viaggi che facciamo adesso in automobile. D'altra parte è un po' difficile immaginare di portarsi le valigie in Vespa. La terza cosa che mi viene in mente è che se poi, giunto finalmente al mare, uno si fa prendere dall'entusiasmo e guida a torso nudo in costume e infradito all'Antonacci, facilmente cade trasformandosi in una specie di cotoletta impanata nella ghiaietta dell'asfalto. E così è stato. La quarta cosa che mi viene in mente è che i benzinai degli autogrill, contrariamente a ciò che si sarebbe portati a pensare, non vendono l'olio per miscela; da cui si deduce che se fai un viaggio di più di 500 km prima o poi grippi. E infatti io, che fidandomi degli autogrill non avevo preventivamente acquistato l'olio per miscela, ho grippato. La quinta cosa che mi viene in mente è che dopo aver grippato in tangenziale riuscendo miracolosamente a non cadere, io, la mia fidanzata e tutti i bagagli. la Vespa è ripartita come se niente fosse. Ma stiamo parlando del vecchio PX, quello con le marce, quello con il freno a pedale, insomma quello che non fabbricano più. Quello che se per caso non riparte, almeno puoi tentare una terapia di emergenza, tipo pulire la candela oppure spingere/saltare in sella mettendo la seconda, fino a quando avverti i primi sintomi dell'infarto. Certo, gli scooter monomarcia che girano oggigiorno hanno una ciclistica migliore e vanno come delle lippe, per non parlare della comodità di non dover mai cambiare il filo della frizione quando si rompe (e prima o poi ti si rompe); ma se si ferma lo scooter monomarcia, sei finito. Riuscire a capire dove fosse situata la candela del mio scarabeo, prima che me lo rubassero era un problema anche per i lmio meccanico; figuriamoci se mi ci metto io a cercare di individuarla in caso di guasto. Si lascia tristemente il mezzo sul posto e si chiama il meccanico che gentilmente verrà a prenderla con il furgone. Un'altra cosa che mi è venuta in mente mentre mi lamentavo è che tutti noi sapevamo prima della partenza che la Vespa non ci avrebbe traditi. E infatti è stato così. <<Elio e le storie tese>>.9 |
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